Il 15 giugno 1156, festa di san Vito martire, due fratelli di nome Giovanni e Paganello comperano da un trevigiano un terreno che, dicono al notaio, si trova in "Ampitium Cadubri". E' la prima volta in assoluto che appare il nome di Ampezzo; ed è scritto sulla pergamena custodita nell'archivio di S. Vito, perché è in quel paese, a dieci chilometri da Cortina, che abitavano i compratori.
Nel 1156 la nostra valle era dunque abitata; e non da poco tempo, se addirittura gente di Treviso vi aveva delle proprietà libere da servitù; infatti il notaio ne prende atto senza bisogno d'ulteriori spiegazioni. Da quando, allora? Dal tempo delle invasioni barbariche? Dal tempo dei romani, o, perché no, dai venetici che scrivevano le loro missive in etrusco? Non si sa.
Il secondo documento intrigante è datato 1175, venti anni dopo, e riporta un altro passaggio di proprietà, che il notaio descrive "luogo detto Botestagno di Cadore". Il venditore è un nobile di Monguelfo, l'acquirente Gabriele da Camino, il prezzo pattuito "60 lire veronesi". Si tratta di un discreto affare con molti testimoni che il notaio puntigliosamente elenca "diversi romani, longobardi e tedeschi; i ladini Ruopreto con i suoi fratelli Almerico e Federico Rudiger; per ultimo i cadorini Leonardo da Lorenzago, Gerardo da Vallesella, ecc."
Allora a Botestagno, circa quattro chilometri a nord di Cortina, esisteva già un posto fortificato o castello, ma nell'atto non se ne parla proprio; eppure tutto fa pensare che nel definire il bene compravenduto tutti pensassero a quello. Come mai? Non si sa. Questa seconda transazione in ordine di tempo, ci conferma un fatto interessantissimo. Le vallate circostanti a Cortina erano abitate da popolazioni civili, già organizzate in una comunità detta Cadore. Fra gli abitanti alcuni parlavano tedesco, alcuni si vantavano della loro origine romana, altri si sentivano eredi dei longobardi, due volevano essere chiamati cadorini e, infine, alcuni si definivano semplicemente "ladini". Questi erano (sono) i figli dei primi abitatori delle vallate. Tutti i presenti all'atto, notaio, contraenti e testimoni conoscevano il latino, la lingua ufficiale usata dai notai, dai preti, dai mercanti e dai viaggiatori essendo ancora l'idioma universale dell'Europa. Però ciascuno di loro, usava in famiglia la propria microlingua materna o dialetto.
Con questa transazione, stesa su una pergamena custodita a Pieve, Cortina entra veramente nella storia. Si trova ai bordi di una importante via di comunicazione, la "strada regia" di cui parleremo; alle spalle ha un luogo di difesa, cioè il castello di Botestagno; infine, si trova inserita nella comunità del Cadore, giurisdizione del patriarcato di Aquileia. Gli ampezzani intrattengono relazioni con i tedeschi del nord ma, ancor più, con i vicini del sud con i quali hanno in comune la lingua familiare, il ladino.
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