Un'inedita raccolta di 47 cartoline storiche di Cortina e dintorni dagli anni '20 agli anni '50
Da
"Il Castello di Pieve di Cadore" Giovanni Fabiani 1973
Capitolo 7 - Il Buon Bertrando
Torniamo un passo indietro per conoscere meglio i patriarchi d'Aquileia, sotto il cui diretto dominio temporale il nostro paese trascorse un secolo felice. Nel 1347, dunque, le sorelle Caminesi piangevano il perduto loro feudo montano, Carlo IV se n'era tornato in Boemia e il patriarca che Dante definisce "il buon Bertrando", veniva a prendere diretto possesso del Cadore. Il 31 maggio, nel castello di Pieve accoglieva i cinquanta delegati delle dieci centurie, venuti a baciargli devotamente l'anello e a rendergli l'omaggio. Ma essi avevano ricevuto l'incarico, soprattutto, di presentargli alcune "piccole" richieste che Sua Beatitudine graziosamente accettava.
Per la centuria di Ampezzo erano presenti "il marigo Zanetto Costantini, gli ufficiali Giovanni e Zanetto da Campo, Bambanino e Giacomo oste di Acquabona". Così il cancelliere Odorico Soldano verbalizzava il grande momento. "Noi Bertrando, per grazia di Dio, patriarca della santa sede aquileiense, in riconoscimento della loro fedeltà e devozione, abbiamo accolto le suppliche sottoposteci e graziosamente le approviamo a nome nostro, dei nostri successori e della chiesa aquileiense e queste sono". Sintetizziamo con parole, certamente meno auliche. Il patriarca avrebbe mandato un governatore in grado di difendere i due castelli ed un vicario che conoscesse le leggi per amministrare la giustizia. A nessun forestiero sarebbe stato permesso di provvedere al trasporto delle merci nel territorio del Cadore, privilegio riservato da sempre ai cadorini che lo svolgevano col sistema dei turni, detto "a rodolo". Tutte le usanze, regolamenti e leggi, che essi avevano codificato in un "corpus" detto Statuti, venivano confermate e altresi le future modifiche che, peraltro, essi s'impegnavano a sottoporgli per la ratifica. A nessun cadorino sarebbe stato imposto di uscire dal paese a fare il soldato se non per difendere il territorio della santa chiesa aquileiense. Infine veniva confermata l'unitarietà del distretto del Cadore e di Caprile con tutti i suoi diritti su miniere, possedimenti e giurisdizioni, da Ospitale a nord d'Ampezzo sino a Termine sulla strada per Belluno. Erano concessioni quasi rivoluzionarie che i cinquanta delegati avevano lungamente pensato durante i dieci anni trascorsi dalla fine dei conti da Camino. Ora, approfittando del momento favorevole, le vedevano tramutate in diritti. Nei prossimi sei secoli sarebbero stati alla base della loro splendida e invidiata autonomia.