Un'inedita raccolta di 47 cartoline storiche di Cortina e dintorni dagli anni '20 agli anni '50
Il
castello de Zanna nel 1870. Tratta da "A Midsummer Ramble in the Dolomites" di Amelia B. Edwards, Londra, 1873
Capitolo 13 - I Francesi e la libertà. Muore Venezia, nasce il Lombardo Veneto
Secondo gli Statuti nella società cadorina (ampezzana) non esistevano disparità per nascita né, fatte le debite proporzioni, per il sesso. Tutti i cadorini (ampezzani) erano eguali fra loro e le donne godevano degli stessi diritti degli uomini, anche all'interno delle particolarissime istituzioni dette Regole. In un mondo basato sul feudalesimo e sulle classi sociali, (a Venezia in esclusiva alla oligarchia aristocratica) il Cadore brillava per la conclamata eguaglianza. La nobiltà era tollerata ma non negli atti pubblici. Più volte il Maggior Consiglio aveva deliberato in tal senso; l'ultima era stata nel 1672 (vertenza Adami) "niuno possa essere iscritto col titolo di nobile massime nell'arengo publico né in qualsivoglia pubblico atto". Non essendonci nobili né servi della gleba non esisteva il famigerato "jus primae noctis". Col distacco dal Cadore Ampezzo aveva conservato queste orgogliose prerogative, respingendo il regime feudale vigente tutto attorno, dalla Pusteria alla remota val Badia. Nel 1670 certo Zamaria Zanna partì per fare il soldato di ventura contro i turchi sotto Vienna. Si comportò tanto bene da meritarsi zecchini d'oro e addirittura una patente di nobiltà. Al suo ritorno in patria gli venne in animo di costruirsi una dimora che fosse all'altezza del suo titolo, ma la Comunità fermò i lavori a metà "per il pregiudicio che puol apportare alla Patria". Era il 19 agosto 1696. Il castello incompiuto c'è ancora, in mezzo alle case. Neppure il clero godeva di particolare status che non fosse il rispetto dovuto alla sacralità dell'ordinazione. Dalla laica Venezia il Cadore (e Ampezzo) avevano mutuato anche questa civile posizione. Gli Statuti, ad esempio, proibivano espressamente che i preti raccogliessero i testamenti, a pena di nullità, per evitare che, grazie al prestigio e alla cultura, potessero in qualche modo plagiare le parti.
Quando dunque arrivarono i francesi si seppe prestissimo che portavano requisizioni e guerre non le conclamate libertà, fraternità ed eguaglianza che quassù esistevano già. Dall'autunno 1798, quando nei pressi di Belluno ci fu il primo scontro contro i francesi all'estate del 1809, nella regione fu un susseguirsi senza fine di scaramucce, passaggi di truppe più o meno organizzate, bivacchi, requisizioni, furti, saccheggi. Frattanto Venezia si arrendeva vilmente, mentre, nel Tirolo, Andrea Hofer organizzava la resistenza popolare contro i franco-bavaresi. Il 31 agosto 1809 una colonna franco italiana, salita da Belluno per respingere scorrerie vandaliche di volontari tirolesi, assaltò Cortina. Per snidare un loro comandante, certo Giuseppe Hirschtein, più tardi catturato e imprigionato a Mantova, i cannoni piazzati nei pressi di Cojana spararono contro il paese. Venne distrutta la chiesa medievale di santa Caterina (là dov'è oggi l'hotel Posta) chiusa da Giuseppe II e trasformata in sede delle dogane; andò interamente in fiamme la frazione di Chiave con la sua chiesa dedicata a sant'Antonio. Prima di ritirarsi in Cadore i soldati si buttavano al saccheggio ammazzando a casaccio una dozzina di poveretti.
Il 28 febbraio dell'anno seguente 1810 Ampezzo e Dobbiaco venivano aggregati al Cadore, elevato a "dipartimento della Piave", a sua volta diviso nei due cantoni di Pieve e di Campitello. Le due parrocchie, tolte alla diocesi di Bressanone, erano assegnate a Udine. Nel mese di maggio Ampezzo, assieme al resto dell'impero, festeggiava le nozze di Napoleone con Maria Luigia d'Austria. Nel marzo del 1811 ancora mortaretti e giubilo per la nascita del re di Roma.
Seguivano poi la spedizione disastrosa in Russia (1812), la disfatta di Lipsia (1813) la fine di Napoleone e del suo effimero regno italico (1814). Ampezzo e Dobbiaco ritornavano in seno al loro Tirolo (anche come diocesi). Il vicino Cadore e il territorio già della Serenissima, assegnati dal congresso di Vienna (1815) all'Austria, diventavano il viceregno Lombardo Veneto.