"Deve essere stato come prendere d'assalto il cielo."
H. G. Wells

Quando all'inizio della prima guerra mondiale, i due eserciti austro-ungarico e italiano iniziarono a predisporre le proprie postazioni occupando le valli, i passi, le strade d'accesso lungo tutto il fronte dolomitico, nessuno ancora poteva immaginare che il vero teatro degli scontri sarebbero state le vette delle montagne, i ghiacciai, le creste e le cenge sulle pareti rocciose.
Il Monte Cristallo, come il monte Lagazuoi, fu uno di questi sinistri teatri come ad esempio testimoniano le numerose tracce che ancor oggi sono conservate lungo il sentiero ferrato Ivano Dibona.
Nei primi mesi di guerra il gruppo del Cristallo fu accerchiato dalle truppe dei due eserciti: gli austriaci si disposero con uno sbarramento difensivo a nord, a Carbonin, a presidio della strada che porta a Dobbiaco, gli italiani a est in Val Popena, e a sud e a ovest nella valle del Boite per premere sullo sbarramento austriaco e aprirsi un varco verso la Val Pusteria.
Poi man mano che un po' ovunque la guerra saliva di quota, anche sul Cristallo i soldati iniziarono ad addentrarsi nei valloni, a risalire i fianchi della montagna, a raggiungere le forcelle.
Sul Cristallo furono gli Austriaci i primi ad avere l'iniziativa, nel luglio del 1915, guadagnando una serie di postazioni elevate con le quali dominavano il nemico: il Rauchkofel, la Punta del Forame de Fora, la Costabella, il Vecio del Forame e la Forcella Grande, dove issarono anche un cannone puntato sul Passo Tre Croci.
Agli italiani non restò che fare altrettanto: nell'agosto di quell'anno, con una serie di azioni notturne risalendo la Val Padeon, raggiunsero e conquistarono alcune delle posizioni in mano al nemico: dal Vecio del Forame alla Forcella Bianca. Fallirono invece i tentativi di prendere la Costabella.
Erano passati solo pochi mesi dall'inizio della guerra ma le reciproche posizioni erano sostanzialmente definite: gli Italiani lungo tutta la cresta principale del Cristallo (Col dei Stombi, Vecio del Forame, Cresta Bianca, Cristallino d'Ampezzo, Cristallo, Cristallino di Misurina), gli Austriaci sulle creste che si allungano verso nord (la Punta del Forame de Fora, la Costabella, il Rauchkofel).
Per entrambi gli eserciti si avvicinava l'inverno e con esso la prima lunga battaglia con un altro nemico, imprevisto questa volta: il freddo, la neve, le slavine. I soldati si ritrovarono a difendere posizioni a 3000 m, senza mezzi e rifornimenti adeguati. In alcune postazioni sulla Cresta Bianca gli alpini rimasero isolati per tre settimane, a causa delle grandi nevicate, in assenza di comunicazioni telefoniche, di rifornimenti di cibo e di combustibile, costretti a rimanere nel sacco a pelo tutto il giorno per resistere al freddo.
Il secondo anno di guerra si contraddistinguerà per i combattimenti tanto sanguinosi quanto inutili: gli Italiani non riusciranno a sfondare le linee nemiche nè a conquistare in modo durevole altre postazioni, gli Austriaci non potranno allontanare il nemico dalle sue postazioni.
Del periodo tra l'autunno 1916 e l'autunno 1917, prima della rotta di Caporetto, sono la maggior parte dei ricoveri in legno e delle casermette n muratura e sassi che si incontrano lungo il sentiero ferrato Ivano Di Bona; il tracciato stesso del sentiero, con i suoi arditi passaggi sulle Cresta Bianca, è un camminamento costruito dagli alpini a collegamento delle postazioni sul Cristallo, che fu poi ripristinato perché fosse percorribile da tutti.
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