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Paul Grohmann
Come molte vette di Cortina, anche queste furono conquistate la prima volta da Paul Grohmann: nel 1864 il Sorapis, l'anno successivo il Cristallo.

Se le Cinque Torri sono un accampamento abbandonato da giganti sconfitti, il Sorapis è la montagna della loro gloria.

Oggi, come allora, le sue torri sono quadrate nel cielo; enormi barbacani le difendono contro tutti i piccoli esseri che tentano di colpirle alla base, ai fianchi. Fra Valbona ed il Boite, fra il Cristallo e l'Antelao questi giganti hanno costruito il più grande castello del mondo.
Architetti dalle mani ferme hanno segnato, a righe possenti, pareti e bastioni, balconate e feritoie. Migliaia e migliaia di schiavi hanno portato masso su masso; la pietra è rossa del loro sangue, ma il castello è grande, massiccio, perfetto.
A sud ed ovest, dove il pericolo era maggiore per la vicinanza di colossi come l'Antelao ed il Pelmo, le torri di difesa sono avanzate e più ardite, le muraglie più lisce, le feritoie più vicine: una accanto all'altra.
La Croda Marcora sulle rive del Boite è un baluardo immane alto 2000 metri, sul quale un ballatoio a metà parete, la cengia del Banco, permette alle scolte, che provengono da nord, di passare fino agli ultimi speroni sud.

A mazzate possenti, un gigante artista, ha suggellato questa parete con una sfinge alta centinaia di metri, sfinge che muta e fredda guarda il Pelmo dall'eternità. I monti della Caccia Grande, la Croda del Banco, le Tre Sorelle ad occidente; la Foppa di Mattia, la Punta Nera, la Croda Rotta, la Selletta e la Cesta ad oriente formano un immenso arco attorno al Magnifico, che guarda con nostalgia la spianata verde della valle dell'Ansiei, lui che sopra i 3000 mai può smettere il suo mantello d'ermellino.
Un tripode alto 2700 metri, lo Zurlon, arde davanti al trono del Re dei Monti.
In questo grandioso anfiteatro, aperto su Misurina, i giganti hanno creato tre depositi di acqua per garantire la difesa, anche se l'assedio del loro castello avesse a durare lunghi anni: i ghiacciai occidentale, centrale, orientale.
Per assicurare il sud un ardito capomastro ha incastrato sulla Foppa di Mattia un ghiacciaio pensile.

I primi pastori che salirono la valle dell'Ansiei videro, intanto che i loro greggi si dissetavano nella cascata del Pis, una montagna bianca, distesa immensa sopra le loro teste, e non trovando un nome che potesse precisare, circoscrivere, l'immane castello, la chiamarono sora el Pis (Sorapis). Nessuno di loro osò salire lassù.
L'inverno enormi valanghe serravano la valle da Fedaraveccia al Ponte delle Acque Rosse; l'estate, quando il Magnifico si corruscava e saettava, cascate rosse precipitavano a valle. Il castello si lima ancora, ma non si sgretola. primi pastori che salirono la valle dell'Ansiei videro, intanto che i loro greggi si dissetavano nella cascata del Pis, una montagna bianca, distesa immensa sopra le loro teste, e non trovando un nome che potesse precisare, circoscrivere, l'immane castello, la chiamarono sora el Pis (Sorapis). Nessuno di loro osò salire lassù.

Nel 1864 il viennese Paolo Grohmann viene a Cortina.
Per lunghe, eterne giornate di attesa gira attorno al Sorapis, studia la parta meno difesa, la torre più debole.
Finalmente il 2 settembre assieme ai cortinesi Francesco LacedeIli e A. Dimai, parte all'assalto e ritorna sconfitto.
Non cede, il 12 dello stesso mese ritenta e ancora una volta i giganti lo ricacciano a valle.
Il 16 settembre 1864 i tre valorosi attraverso il Vallone del Banco, il Pian della Foppa, strisciando per una obliqua feritoia sulla grande parete della Foppa di Mattia, arrivano in vetta. Un pezzo di pane nero e un po' di lardo è il loro lauto convito. Grohmann, nomina quassù, di fronte alle montagne, e vicinissimo alla volta del cielo, Francesco Lacedelli prima guida alpina dell'Ampezzano: Tessera N. 1.

L'inverno enormi valanghe serravano la valle da Fedaraveccia al Ponte delle Acque Rosse; l'estate, quando il Magnifico si corruscava e saettava, cascate rosse precipitavano a valle. Il castello si lima ancora, ma non si sgretola.

E' tardi, molto tardi. Bisogna scendere. La via di salita sarebbe troppo lunga e la notte potrebbe cogliere i valorosi a tradimento, alle spalle. Grohmann osa ancora ed attraversa la montagna puntando direttamente sui Tondi di Rusecco. Le prime luci si accendono nei casolari sopra S. Vito e la battaglia non è ancor vinta. Un salto di roccia a piombo, ferma i tre. Grohmann sfila la corda, che in silenzio corre a valle, prova lo sperone al quale é fermata e scende: "a corda doppia". E' la prima discesa a corda doppia fatta nelle Dolomiti.
A tarda notte per la strada d'Alemagna i tre arrivano a Cortina. Il pioniere dell'alpinismo Paolo Grohmann segna nel suo diario un nome: Sorapis m 3205.
Per dieci lunghi anni nessuno osa ricalcare le orme dei primi. Ma poi la passione vince e molti salgono il Sorapis, i più per la via tracciata in discesa da Grohmann.
L'italiano De Falkner con Costantini il 1 settembre '92, F. Muller e S. von Watterhausen con Dibona, Dimai e Pompanin il 15 settembre dello stesso anno aprono due classiche magnifiche vie dal nord. Per la cresta est i primi a salire sono Roncador, e Oppel nel 1912.
La grande guerra segna un periodo di calma assoluta; ma l'alpinismo nuovo registra altre profonde ferite per il Magnifico. La parete sudovest della Marcora vinta a sinistra da Casara, Stefani e Cabianca nel 1927, la nordovest del Sorapis, dal ghiacciaio orientale, nel 1931 da Terschak, Degregorio, Ghelli, Armaini e Betto, lo spigolo sud, ancora della Marcora, nel 1932 da Apollonio, Barbaria e Dibona.
La più bella impresa è quella di Dimai e Verzi nel settembre 1931. Queste due giovani guide cortinesi gettano il guanto di sfida alla Marcora e a S. Vito, con un binoccolo ed un pezzo di carta, segnano una linea diritta dalla cima alla base di questo immenso altare di ardimenti. La linea è seguita metro per metro in dieci ore di pura arrampicata. I blocchi rossi portati dai giganti sono lisci, le fugature strette e poco profonde non permettono che alle punte delle dita di entrare, i piedi molte volte sono fuori, in aria. Angelo sente l'impossibile, dice a Verzi di star saldo e vola sul muro fino al chiodo, di buon ferro che tiene. Ritenta e vince il 6¡ grado della Marcora.