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Cortina d'Ampezzo - Foto ©Stefano Zardini
Fronte Falzarego Lagazuoi

L'avanzata italiana verso la Val Badia , la Val Pusteria ed il Brennero si fermò al Passo Valparola, davanti alle trincee austriache. Vista l'inutilità degli attacchi in superficie, entrambi gli eserciti iniziarono a scavare gallerie e caverne nella montagna, con l'intento di far saltare le postazioni avversarie e fortificare le proprie.

Le trincee dei due eserciti contrapposti si snodavano lungo le cime delle montagne attorno al Lagazuoi: Tofane, Castelletto, Grande Lagazuoi, Sasso di Stria, Settsass, Col di Lana, Marmolada.

Alle Cinque Torri e sull'Averau si stendeva la seconda linea italiana con le postazioni di artiglieria ed i riflettori utilizzati per illuminare la parete del Lagazuoi.

Ben presto entrambi gli eserciti si accorsero che la migliore protezione dall'artiglieria nemica era quella fornita dalle pareti della montagna, e così iniziarono a scavare al suo interno le postazioni e gli accampamenti trasformando il Piccolo Lagazuoi in una fortificazione naturale. L'unico modo per conquistare le postazioni nemiche era quello di fare esplodere una mina sotto di esse.

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23/04/2008
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Cinque mine furono esplose, quattro austriache dirette contro la Cengia Martini, ed una italiana per conquistare l'Anticima del Lagazuoi.

I soldati dei due eserciti vissero nella montagna fino al 1° novembre 1917, quando a seguito della disfatta di Caporetto, l'esercito italiano dovette abbandonare il fronte dolomitico.