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Visite culturali
I "murales" di Cibiana e il "Museo tra le Nuvole"


Cibiana ha trovato con i "murales" una importante e decisiva opportunità di valorizzare se stesso e la sua storia. Cibiana è diventata una pinacoteca all'aperto, dove i più grandi artisti italiani e stranieri hanno dipinto, anno dopo anno, la storia del paese sui muri delle case.


In vetta al Monte Rite si trova il "Museo tra le nuvole". Da lassù si dominano tre valli; due colossi dolomitici tra i più famosi sono le sentinelle rassicuranti di una dorsale rocciosa, coperta di licheni e di muschi, paradiso di cacciatori e di turisti che amano la quiete, la riflessione meditabonda e il conforto della scienza. Un sentiero naturalistico che avvolge il monte aiuterà a scoprire nuove emozioni

La Chiesa della Maria Vergine della Difesa di San Vito


Sorge nel centro di San Vito, proprio sotto la Chiesa pievanale. Venne costruita alla fine del XV secolo e ampliata nella prima metà del XVI secolo, dopo la guerra dei veneziani contro Massimiliano d'Austria, e successivamente nel XVII secolo.

Di stile tardo-gotico, accoglie all'interno alcune pregevoli testimonianze d'arte. Sull'altar maggiore splende un trittico attribuito a Francesco Vecellio, fratello di Tiziano.

Il Museo Etnografico

Il Museo Etnografico

Il museo etnografico si trova a una cinquantina di metri sotto la strada nazionale, a Resinego di Sotto,sulla sinistra scendendo per la strada che porta a Serdes: una elegante costruzione in muratura è la sede, ancora provvisoria, del museo delle tradizioni popolari di San Vito e della vallata.
Accoglie qualche migliaio di reperti della cultura materiale ladina, particolarmente del mondo artigianale e contadino. Ricca anche la testimonianza fotografica presente nelle sale del museo. La guida, un appassionato cultore delle tradizioni e dell'antico sapere, si chiama Cesare De Vido e abita poco distante.

VODO DI CADORE: LA CULTURA DEL TAULA’
di Bortolo De Vido

C’è una particolarità che rende Vodo, bel paesone disteso sotto Re Antelao, che guarda diritto il Pelmo, diverso da tutti gli altri luoghi vicini, ed è la cultura del fienile, in lingua locale “taulà”.
Il modo di costruire e di gestire il “taulà” affonda le radici in una tradizione lontanissima, tramandata fino ad oggi.
La quasi totalità popolazione di Vodo possiede, oltre alla abitazione di paese, anche un taulà in montagna, dove trascorre i fini settimana o, nel corso della buona stagione, periodi più lunghi. Stalla in muratura al centro, sormontata da una armatura in legno, ricoperto e circondato da assi, e all’interno un vasto vano per il deposito del fieno: il taulà, ricorda lo storico Mario Ferruccio Belli, è collocato generalmente su un prato di proprietà, ai bordi di pianori erbosi. Nelle sue vicinanze c’è di frequente una sorgente d’acqua, dove vanno liberamente ad attingere tutti i circondari della zona. Alcuni taulà sino, nel loro genere, dei piccoli capolavori di architettura; privi come sono di chiodi e di elementi in ferro, gli incastri servono a legare saldamente la struttura, compreso il tetto di scandole in un insieme di solidità e di eleganza. Accanto alla stalla, quasi sempre sullo stesso piano aderente al terreno, la cucina col focolare in pietra, il mitico larin, dove si cuoce il cibo. Sopra la cucina, un piccolo stanzino dà ospitalità al riposo delle persone: vi si accede da una breve rampa erbosa, quando il terreno è in pendio, oppure con una scala esterna. Il taulà aveva spesso, sul lato opposto alla cucina, un ulteriore locale adiacente, più piccolo, per custodirvi i prodotti della stalla. Verso primavera inoltrata, il taulà diventava la seconda abitazione per la maggior parte della gente di Vodo.

LA CHIESA DI BORCA E L'ORGANO DEL CALLIDO

La chiesa parrocchiale di Borca, dedicata a San Simone, conserva al suo interno alcuni tesori artistici e culturali, tramandati dalla devozione degli antenati. Tra questi la miracolosa statua della Madonna Nera, collocata nella nicchia sul lato sinistro, nei pressi del coro. L'altare maggiore è il capolavoro di Pietro Antonio Novelli, datato 1773. Subito sopra il portale di ingresso, lo splendido organo del Callido, riportato all'antico splendore, dopo un restauro accuratissimo, per iniziativa del parroco don Osvaldo Bortolot. Sul Callido, uno dei più musicali del Cadore e forse in assoluto, si alternano validissimi concertisti, italiani e stranieri, per concorsi di grande richiamo e significato che hanno reso Borca un centro organistico ambito e frequentato.

LA CHIESA DI VINIGO

E' monumento nazionale sotto il controllo della Soprintendenza di Venezia. Una volta era amministrata direttamente dalla Regola di Vinigo, pur dipendendo, dal punto di vista religioso, dal "pievano" di San Vito. Ha una storia ricca ed affascinante; il primo documento che ne attesta l'esistenza risale al 2 marzo 1376. Notevoli le pale e gli affreschi che accoglie. L'esterno della chiesa è splendido punto panoramico sul Pelmo, proprio di fronte, e sulla vallata. Da San Vito a Vinigo: 5 km. Un chilometro in salita dopo il bivio a Peaio, sulla nazionale per Tai. Vinigo può essere raggiunto anche a piedi partendo dal Centro Vacanze di Borca e seguendo l'antica strada militare. Due ore di cammino pianeggiante. 

LA CHIESA DEL CENTRO VACANZE DI BORCA

La chiesa del villaggio turistico è stata progettata dall'arch. Edoardo Gellner ed è stata consacrata nell'estate del 1961. E' dedicata a Nostra Signora del Cadore. L'interno, disadorno ed austero, restituisce una atmosfera densa e raccolta: è a tre navate, appena segnate le laterali. Il pavimento è fatto di quadrelle di larice ravvicinate. La completano una canonica e un campanile a guglia metallica, visibile a grande distanza. Molto ampio il sagrato a belvedere sulla valle, verso il Pelmo e le Tofane.
L'esterno della chiesa è un'altra facciata triangolare che si ispira al gotico. Il pronao è vasto ed ha porte scorrevoli. Caratteristica la scala esterna coperta di accesso.